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Antonio Cornacchia | Studio creativo

«Sono felice di essere stato il suo talent scout.»

 

 

Barbella

Antonio Cornacchia era molto giovane quando lo assunsi in BGS come junior art director. Non aveva un gran portfolio da mostrarmi ed era alquanto taciturno: di sé e delle sue passioni mi disse poco o nulla. Come spesso mi succede, mi fidai dell’istinto. E non sbagliai. Antonio aveva un gusto per la grafica minimalista e allusiva, che a me piace molto: per questo mi rivolsi a lui per la copertina d’un mio libro. In seguito, mi riservò due sorprese da 10 e lode. La prima: avevamo appena istituito in agenzia un laboratorio sperimentale (un prototipo di web agency ante litteram) e Antonio mi chiese, con fervore, di esservi assegnato. Eravamo intorno alla metà degli anni novanta, quando gli art director non mostravano il minimo interesse per la comunicazione on line e friggevano tutti dalla voglia di creare spot televisivi. Apprezzai molto questa sua vocazione pionieristica. La seconda sorpresa è arrivata più tardi, dopo il periodo BGS, quando Antonio ha fondato il magazine elettronico La rivista che vorrei. Nei miei trentasei anni di lavoro pubblicitario, ho sempre sostenuto che la pubblicità è interessante solo quando si ricorda di essere una branca dell’editoria e una figlia del giornalismo. Evidentemente lo pensa anche Antonio, e per questo sono felice di essere stato il suo talent scout.

» Il ritratto è di Patryk Hardziey per Bill Magazine
» Qui i lavori per il gruppo di agenzie BGS D'Arcy

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